Su Netflix, da qualche settimana, è disponibile il documentario sulle vicende sportive e umane del ciclista britannico Mark Cavendish.



Cavendish è, insieme a Eddy Merckx, il ciclista che ha vinto più tappe al Tour de France, eppure dal 2017 in poi, fino al 2021, quando si trovava a sole 4 vittorie oramai dall’eguagliare il record del Cannibale belga, la sua folgorante carriera si blocca completamente, non riuscendo più ad ottenere, dopo una caduta in volata in una tappa del Tour de France, per 4 anni nessuna vittoria, vivendo per questo, progressivamente, una forte depressione di natura chimica e poi fisica e mentale.

Cavendish perse così il suo posto da leader in squadra, compromettendo i suoi rapporti professionali e familiari.
Analizzando i 4 anni bui che Cavendish si è trovato ad affrontare, uno dei suoi tecnici ha sottolineato che questo buco nero intorno al ciclista britannico nasceva anche da una considerazione particolare che Cavendish aveva in quel momento di se stesso: per lui, cresciuto con l’ossessione sportiva del successo, la sua stessa identità complessiva era costruita sulle vittorie che otteneva. Da ciò elaborava poi anche la sua personalità sociale e familiare.

Così, nel momento in cui le vittorie non arrivano più, Cavendish perde il contatto con sé stesso, inizia a sentirsi svuotato e sprofonda in una ricerca affannosa della vittoria perduta, senza però modificare il suo modo di porsi davanti alla ripetizione della sconfitta. Ciò che Cavendish fece per tornare a essere quello che era stato fino al 2017, fu una sorta di accanimento terapeutico che non teneva conto del fatto che, in un modo o nell’altro, quel Cavendish non c’era più. Invece Cavendish continuò, senza risultati positivi, a voler riportare nella sua vita sportiva quella parte di sé che per diverse ragioni non esisteva più. Le energie che spese in questo senso gli sottrassero forze fisiche e psicologiche notevoli. Per Cavendish, volendo usare una facile ma molto efficace metafora ciclistica, questo modo di agire e pensare, spendendo tutto sé stesso per ritrovarsi alla fine a pedalare sul posto, da fermo.

Ciò che alla fine, dopo diversi anni, lo porta a cambiare questo stato di cose, è stato proprio il comprendere che bisognava intraprendere un altro percorso, differente rispetto al passato e alla sua ossessiva riproposizione.

Arriva così per Cavendish l’incontro giusto al momento giusto, ovvero quello con un nuovo preparatore che con lui usa metodi e mezzi adeguati al nuovo Cavendish. È molto probabile che per il Cavendish della fase cosiddetta “vincente”, questi metodi nè sarebbero serviti nè sarebbero stati accettati dallo stesso Cavendish. Così come il Cavendish all’apice della sua carriera avrebbe sbottato e polemizzato verso una squadra che lo relegava in un ruolo da comprimario.

Invece, ben oltre ogni aspettativa, Cavendish accetta la proposta del manager della Quick Step, Lefevere, che gli offre un posto in squadra, ma per pochi soldi e con un ruolo decisamente minore, aggrappandosi consapevolmente al vero senso di quella offerta, ovvero poter continuare a pedalare, a fare ciò che ha sempre amato, per una volta senza dare importanza ad altro.

Non è da considerarsi neanche un caso che la proposta sia arrivata a quel punto della sua carriera da parte proprio di una società come la Quick Step conosciuta e vincente proprio per il suo forte concetto di gruppo, ciò che loro stessi sono stati bravi a definire come Wolfpack.

Entrare a far parte di una squadra del genere ha costretto Cavendish a passare dal concetto di io al concetto di noi, sposando una filosofia sportiva di gruppo che gli ha fatto avvertire il sostegno e la vicinanza dei suoi compagni e dirigenti al di là delle vittorie, sentendosi così sicuro di poter essere identificato per il suo impegno più che per I successi.

Il cambio di prospettiva e l’accettazione consapevole di una nuova fase della sua carriera che andava amata e curata allo stesso modo di quella che era stata la parte più splendente, lo portano a farsi trovare pronto quando, inaspettatamente, la sua squadra lo convoca per il Tour de France in sostituzione di un suo compagno infortunatosi all’ultimo minuto.

Contro ogni pronostico Cavendish, nell’edizione 2021 della corsa in giallo, torna alla vittoria riuscendo addirittura a vincere ben 4 tappe, raggiungendo così Eddy Merckx, in vetta alla speciale ed esclusiva classifica di coloro che hanno vinto più tappe al Tour de France.

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