Nel mondo della comunicazione politica, il ruolo del portavoce ha una rilevanza cruciale, soprattutto nei paesi anglosassoni, dove la professione è riconosciuta e valorizzata per le competenze strategiche e comunicative che essa richiede. Tuttavia, in Italia, la figura del portavoce e del comunicatore politico viene spesso sottovalutata, ridotta a un mero esecutore o, peggio, a un portaborse, un termine che evidenzia una scarsa considerazione della professionalità associata a questo ruolo. Questo confronto tra le diverse percezioni culturali solleva domande importanti su come la comunicazione politica sia intesa e gestita nei diversi contesti.

Nei paesi anglosassoni, come gli Stati Uniti e il Regno Unito, il portavoce è una figura di alto profilo, ben definita e riconosciuta. In queste nazioni, il portavoce è un professionista con competenze approfondite in comunicazione, strategia e media relations, e la sua funzione è di fondamentale importanza per la costruzione e la tutela della reputazione di un politico o di un’istituzione.

Questi professionisti non sono solo veicoli passivi di informazioni, ma attori strategici che plasmano il messaggio, anticipano le crisi, e gestiscono la percezione pubblica. Il portavoce in questi contesti deve essere abile nel muoversi in un panorama mediatico altamente competitivo, dove ogni parola può avere un impatto significativo. La loro preparazione spesso include studi in scienze della comunicazione, relazioni pubbliche, giornalismo, e in alcuni casi anche politica o economia.

In Italia, invece, la figura del portavoce spesso soffre di una scarsa legittimazione professionale. Viene frequentemente percepito come un ruolo secondario, un’estensione del politico, con poco spazio per l’autonomia e la strategia. Spesso associato al concetto di “portaborse,” il portavoce italiano è talvolta ridotto a una figura che esegue ordini, senza una vera voce propria. Questo svilimento del ruolo è il riflesso di una cultura politica che fatica a riconoscere il valore strategico della comunicazione e delle relazioni pubbliche.

Questa percezione riduttiva può derivare, in parte, dalla storica scarsa attenzione che in Italia è stata rivolta alla formazione in comunicazione politica e relazioni pubbliche. La mancanza di percorsi formativi specifici e la diffusa tendenza a considerare la comunicazione come un’abilità accessoria, piuttosto che come un asset strategico, hanno contribuito a questa svalutazione.

Un aspetto spesso trascurato in Italia è quanto la preparazione di un portavoce possa beneficiare di una formazione di ampio respiro, in particolare in materie letterarie e filosofiche. La comunicazione politica non è solo questione di tecniche o strategie di marketing: essa richiede una profonda comprensione del linguaggio, della cultura, della psicologia collettiva e della filosofia politica. I professionisti che hanno alle spalle studi in discipline umanistiche come letteratura, filosofia o storia possiedono strumenti essenziali per navigare la complessità dei messaggi politici.

Una formazione umanistica consente di sviluppare un pensiero critico, una sensibilità linguistica e la capacità di interpretare i bisogni e le aspettative dei diversi interlocutori. In un mondo politico sempre più frammentato e polarizzato, la capacità di costruire narrazioni convincenti, che vadano oltre la semplice retorica, è un valore inestimabile.

Inoltre, la preparazione filosofica offre una comprensione più profonda delle idee e dei principi che governano la politica e la società. Un portavoce con una tale formazione può non solo articolare meglio i messaggi del proprio rappresentato, ma anche contribuire alla costruzione di un discorso pubblico più ricco e riflessivo.

La differenza culturale tra i paesi anglosassoni e l’Italia nel modo in cui viene percepita e valorizzata la figura del portavoce è significativa. Se da una parte, nei contesti anglosassoni, la professionalità del portavoce è rispettata e il suo ruolo strategico riconosciuto, in Italia questa figura lotta ancora per affermarsi come una componente essenziale della macchina politica.

Investire in una formazione ampia e multidisciplinare, che includa non solo competenze tecniche, ma anche una solida base umanistica, può rappresentare un vantaggio competitivo per i portavoce italiani, capaci così di interpretare e gestire con maggiore consapevolezza le dinamiche complesse della comunicazione politica.

Nel mondo odierno, sempre più guidato dalle immagini e dai messaggi, il comunicatore politico dovrebbe essere visto come un ponte fondamentale tra il politico e il pubblico, un attore chiave nel plasmare il discorso democratico.

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