Siamo come le bestie, anzi a dirla tutta siamo bestie, né più né meno di un pesce rosso o di un serpente.

Abbiamo abitudini animalesche, fobie che ci annientano o ci rendono aggressivi, cicli vitali che appartengono al cosmo e non come ci piacerebbe pensare, alla natura umana.

Se ci lasciamo osservare siamo senza difese apparenti a meno che non fingiamo e a quel punto lanciamo messaggi di possibili attacchi preventivi verso chi annusiamo come nemico del nostro spazio vitale o della nostra specie.

Guadalupe Nettel ci ha osservato e messo in una raccolta di cinque racconti contenuti in Bestiario sentimentale, edito da La Nuova Frontiera e vincitore del premio Ribera del Duero nel 2013.

Ci siamo noi, i nostri legami emotivi e sentimentali e i pesci rossi. C’è la vita segreta dei parassiti coltivata sul nostro stesso corpo, nelle pieghe più intime come sono intimi e imperscrutabili i gli inizi e i finali dei rapporti.

La visione delle parole degli uomini che Guadalupe Nettel incrocia con le azioni reali o presunte degli animali con i quali entrano in diretto contatto, non si limita a raffigurare possibili parallelismi o simmetrie tra noi e loro, ma ingloba noi in loro e loro in noi, restituendo alla vita una mistica unità capace di superare le distinzioni di specie come quelle di razza, senza negare la complessità delle azioni individuali di ciascun essere vivente.

In un’epoca contemporanea nella quale ci preoccupiamo molto delle nostre relazioni con gli animali, soprattutto con quelli domestici, lasciamo spesso che ciò risulti più tenace della nostra volontà di tenerci vicine le persone che incontriamo nella nostra vita.

Nettel rende perfetto il silenzio dei pesci come quello della depressione, cambiano le luci ma non le priorità per i protagonisti umani e animali di ciascuno dei cinque racconti.

La claustrofobia di una stanza è il contraltare ciò che si prova vivendo in una teca, il lasciarsi andare alle inquietudini della propria natura ha poco o nulla di liberatorio quanto, invece, non fa che condurre ognuno di noi come esseri viventi verso la parte che delimita il nostro mondo e le nostre limitate possibilità di scelta, sempre che poi gli uomini attuino davvero delle scelte, perché il più delle volte s’illudono di farlo ma in realtà, in modo molto più semplice, fanno in pratica solo l’unica cosa che sono capace di fare.

Della bestialità come forma esuberante di una non sempre manifesta vitalità, non c’è traccia nella narrazione della Nettel e se vi aspettate storie speziate condite dal folclore solo perché l’autrice è di origini messicane, resterete delusi e spiazzati perché i ritmi e le atmosfere di Bestiario sentimentale, hanno architravi ben forti. Evidenti al punto tale da risultare invisibili in quanto vissuti come regole da non discutere, che appartengono agli ambienti in cui viviamo, si tratti di un acquario o di una pagoda cinese ricostruita nel giardino di una villa di Parigi.

Quel che sappiamo degli animali è raccolto in enciclopedie e testi scientifici ed è frutto di vite umane che per generazioni e generazioni hanno studiato la loro anatomia e le loro abitudini; a ben pensarci, gli animali si sono mostrati molto meno curiosi verso di noi.

Ci hanno evitato o assalito, alcuni si sono stabiliti nelle nostre case e vivono sui divani nei nostri salotti, hanno reagito come hanno potuto alla nostra invasione e alla pretesa di un mondo antropocentrico, ma non si sono mai fatti troppe domande su di noi.

Ci hanno visto nella nostra semplicità e l’hanno ritenuta molto più banale della loro o hanno accettato la nostra complessità contrapponendovi un disinteresse nato da urgenze più immediate come quella di restare in vita.

Forse siamo bestie, ma bestie curiose, nel senso che siamo attirati dagli atteggiamenti degli altri, di qualunque altro, ma siamo anche protagonisti buffi e sguaiati, oppure rigidi e impenetrabili, delle vicende del mondo.

Dovremmo riservare più tempo e maggiore attenzione a cosa siamo, anche a ciò che rappresentiamo, dovremmo studiarci invece di esporci a caso e pretendere che chi vuole conoscerci sia una bestia diversa da noi.

Stare troppo con i propri simili ingigantisce il nostro ego ma ci allontana dalle possibilità di diffondere i nostri sentimenti verso il prossimo, qualunque forma, colore o arti abbia.

Le altre bestie vogliono la libertà noi la cattività ma c’è pur sempre uno spazio comune che condividiamo. Nella nostra particella di storia che abitiamo condensandola di particolari non resta molto, perché più cose hai meno vita da scoprire ti resta.

Gli animali sono poveri per questo, per restare liberi anche quando li immergiamo in un acquario e ce li portiamo a casa.

Guadalupe Nettel in questi racconti ha il merito e la capacità di diventare povera per capire la povertà di un gatto e la sterile ricchezza dell’uomo e della donna.

Per leggere Bestiario sentimentale la ristrettezza d’animo non serve, aiuta a capirne il senso, ragionare, amare e morire da bestie.

Articolo pubblicato su Le tracce, Nov 6, 2018

Pubblicato da Carmine Aceto

Editoria - Management culturale - Pubbliche Relazioni e comunicazione

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