“Le cose sbagliate”: il perché di un indice provvisorio reso pubblico

INDICE

1 – Lettere in valigia

2 – Sistemi di catalogazione

3 – Partenze

4 – Ad un passo

5 – Le cose sbagliate

6 – Arrivi

7 – Una fetta di torta

8 – Romanzo inedito

9 – Biblioteche

10 – Ordine cronologico

11 – Dei crolli e altre pene

12 – Fiori e opere di bene

13 – Il mio DJ

14 – Cose che esistono

15 – Bibliografie

16 – La costruzione delle storie

17 – Responsabilità

18 – Un gioco di prestigio

19 – Arredo urbano

20 – Rapporti coniugali

21 – La comprensione

22 – Le prospettive comuni

23 – Tempo determinato e precario

24 – I decifratori

25 – Bianco

26 – Appuntamento a Ginevra

27 – Sul confine

28 – In corsa

……

Sono questi i primi 28 capitoli del mio nuovo romanzo in “corso di scrittura” e dal titolo “Le cose sbagliate”.

Disseminare qualche indizio in giro sulla natura composita di questa storia non è mai stato, sin dall’inizio, solo un modo per far scaturire dal nulla o quasi una scintilla di curiosità in chi mi conosce o mi segue per i più svariati ed incomprensibili motivi, ma è sempre stato, invece, un gioco con me stesso, una prova di coerenza alla quale sottopongo ogni volta la mia voglia di scrivere storie diverse o che per lo meno ritengo tali, per vedere come reggono alle “prime luci dell’alba”, alle prima manifestazioni visibili.

Il ripensamento è un procedimento riflessivo ma anche molto molto pratico e materiale, nel quale serve volontà e capacità di rimetter mano a quanto ha già preso una sua forma. Ripensare, rivedere, riscrivere per un autore è il pane quotidiano, quello più duro rispetto alla delizia zuccherosa del momento creativo. Quello in cui ci si sente più scultori che pittori, nel senso che si deve usare la propria forza fisica per tenere tra le mani lo scalpello e battere la pietra dandole forma, rifinendola, umanizzandola.

La fantasia da cui nascono le storie se viene troppo umanizzata, troppo lavorata, diventa didascalia di sentimenti e questo ritengo sia un grosso guaio e un brutto colpo per chi scrive.

Allora, il far riflettere obliquamente sul web, con il web, attraverso il web, parti di quello che scrivi, può deframmentare l’opera e esporla massicciamente anche ad una prova diversa di oggettività.

Leggere i titoli dei vari capitoli e darli in pasto alla Rete in anticipo sui tempi di editing finale e quant’altro serva a chiudere la prova scritta in modo definitivo, è un riflesso che cerco di capire se mi piace, se mi convince, se mi annoia.

Un riflesso che non tocca l’estetica letteraria ma la prontezza deturpante della scrittura, anche di quella non definitiva, di quella provvisoria.

La scrittura provvisoria, con tanto di indice provvisorio, è materia solubile della quale la Rete sa nutrirsi, non con intenti da scoop, per questo mio romanzo non sarebbe proprio il caso, ma con capacità di trasformazione e nuova vitalità.

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