La politica è sempre più lontana dalla gente, quanto volte lo abbiamo sentito dire o addirittura lo abbiamo pensato in prima persona. Ci sono tanti indizi che portano a tener conto di un giudizio simile come di qualcosa di oggettivamente verificato, forse non solo nella nostra epoca.

Se c’è uno scrittore contemporaneo che non ha accettato, nel suo percorso letterario, di non fare i conti con la dimensione sociale e politica della realtà che ha deciso di affrontare nei suoi romanzi, questo è sicuramente Michel Houellebecq.

Lo scrittore francese ha preso di petto le contorsioni dell’epoca e le dissonanze che la cultura occidentale, tra mito e consumismo pop, ha elargito a piene mani nelle nostre vite, nelle nostre case, nei nostri amori, nelle nostre famiglie. Da questo incedere incurante delle ferite inferte come di quelle ricevute, Houellebecq ha costruito la sua critica sociale attraverso la letteratura, cadenzando l’anima dei suoi personaggi con una naturalezza primitiva che ha sparigliato le carte e spiazzato la critica come il suo pubblico, in modi sempre diversi, provocando, se non addirittura istigando, alla libera esposizione dei fatti, alla loro ipotetica interpretazione che, grazie alla sua scrittura, riesce a passare da un piano strettamente personale a uno universale.

La parzialità è il suo modo di schierarsi, anche politicamente, anche scrivendo di forme di stato o di governi immaginari e allo stesso tempo concretamente possibili. In Annientare, il suo ultimo romanzo uscito nel 2022 e pubblicato in Italia da La Nave di Teseo, la politica è una serie di persone, sta nelle vene di quei protagonisti che di fare politica vivono, dimostrando che la politica ha ancora dentro di sé un’intestino e che la sua distanza dalla gente forse è fatta anche dalla necessità che la nostra società ha di annientare tutto, di farlo spesso in segreto, attraverso la tecnologia, senza sporcarsi le mani se non di sangue.

Pubblicato da Carmine Aceto

Editoria - Management culturale - Pubbliche Relazioni e comunicazione

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